Museo Cristiano e Tesoro del Duomo

Cividale del Friuli

Descrizione

Il Museo Cristiano di Cividale del Friuli si sviluppa in locali adiacenti al Duomo, in un vano rettangolare ricavato nel 1946 tra il cortile e la parete della navata destra, ed accoglie alcune tra le testimonianze più rappresentative della scultura alto medioevale, soprattutto di epoca longobarda.

Sala 4

Nella stessa teca la pisside in legno dipinto del XIV secolo, sul cui fondo rosso sono dipinte le figure della Madonna, di Cristo, del Battista e di San Martino.

Nella seconda teca si possono ammirare le due capselle per reliquie. La prima (fine VIII-inizio IX secolo) è la più antica capsella reliquiario di questo tipo in Italia. Davanti è incisa una crocifissione e molto curiosa è l'iconografia del presepe posto sul retro.

La seconda, IX secolo, a forma di casettina, reca sulle quattro facciate una teoria di dodici santi.

Nella terza teca è esposta la pace Grimani che veniva usata prima della comunione in segno di riconciliazione. La placca di argento dorato raffigura la deposizione. Vi sono incastonati due camei : quello più alto è opera non più tarda del V secolo e raffigura Daniele orante tra i leoni.

Nella quarta teca si può ammirare la spada del patriarca Marquardo che viene adoperata durante la messa dello Spadone il giorno dell'Epifania.

Al centro della sala è collocata la cattedra patriarcale, opera dell'XI secolo sulla quale hanno ricevuto la solenne investitura ben 26 patriarchi aquileiesi, dal 1077 al 1412.

Nella quinta teca trova posizione il reliquiario di San Donato, opera di Donadino di Brognone del 1374. Il reliquiario è in argento sbalzato e smalti e contiene la testa di San Donato, patrono di Cividale.

Nella sesta teca si può ammirare una curiosa pisside in noce di cocco del XIV secolo sormontata da una croce con l'immagine del Cristo da una parte e l'Agnus Dei dall'altra.

Nell'ultima teca sono esposti dei reliquiari molto interessanti: la statuetta reliquiario di san Nicolò, dono del Patriarca Nicolò di Lussemburgo il cui stemma è inciso nella parte superiore della base. Il reliquiario di santa Elisabetta, XV secolo, che contiene un dito della Santa e tre spilloni che , come da menzione vuole, erano appartenuti all'acconciatura nuziale della stessa santa. Nella stessa teca si trova la statuettina di San Biagio eseguita nel 1462 ed appartenuta all'omonima canonica cividalese.

Si possono ammirare due tele di Paolo Caliari, detto "il Veronese" proveniente dalla chiesa di San Giovanni in Xenodochio. La Madonna con bambino incoronata da angeli 1534 e San Rocco 1584 in cui il pittore ha forse voluto lasciarci un autoritratto. entrambi i quadri, secondo la critica, potrebbero essere stati terminati dai collaboratori del Veronese. Appeso al soffitto si può ammirare la tela sagomata raffigurante "Gloria di San Giovanni", 1755-1760, attribuito a Francesco Zugno e proveniente dalla chiesa di San Giovanni in Xenodochio. San Giovanni si trova ai piedi della Vergine in cielo.

Nella quarta sala sono esposti i paramenti sacri appartenenti al Capitolo di Cividale; alcune sculture, oggetti di uso liturgico, alcuni codici manoscritti. Nelle teche a sinistra si possono ammirare la pianeta Barbaro, appartenuta al patriarca Marcantonio Barbaro, il cui stemma familiare è ricamato nella parte posteriore. Il secchiello e il bacino damaschinati, entrambi preziosissimi pezzi di arte islamica del XIII secolo in bronzo con decorazioni d' argento. Il bacile tra i fregi ha incise frasi del Corano.

Nell'ultima teca a destra è esposta la mitria di San Paolino (XIV secolo) sul cui fondo avorio sono ricamati medaglioni con figure di santi e applicate pietre preziose.

Addossate alle pareti vi sono sculture sempre provenienti dalle chiese di Cividale: crocifisso 1566 di Orazio Liberale; Madonna con Bambino, scultura rinascimentale; i santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista 1756, scultura in legno di Mattia Deganutti che ornava un armadio, Cristo dolente o Cristo Passo, nella cui iscrizione si cita la famiglia Piccolomini a Cividale dal 1260; Madonna, che è elemento superstite di una scena dell'Annunciazione. Un 'apposita teca ospita i codici manoscritti del Fondo capitolare, databili tra il X e il XVI secolo.

Accessibilità

Importante segnalare che il museo non dispone del bagno.

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